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Embargo russo e borsa cinese, il dibattito nel settore agroalimentare

Mercati_dintorni_logo_piccoloL’embargo russo sui prodotti agroalimentari europei mette in allarme i produttori. Nel suo intervento pubblicato da ItalFruit, Irina Koziy, General Director di “FruitNews” Information Agency, mette in allerta l’intero comparto. Per un altro anno infatti saranno sotto embargo le produzioni ortofrutticole, ortaggi surgelati, funghi e piccoli frutti. Il provvedimento russo riguarda anche Usa, Canada, australia e Norvegia e altri cinque sono coinvolti dalla misura restrittiva: Albania, Islanda, Ucraina, Montenegro e Liechtenstein.

Non solo. In Russia è stata introdotta una legge che stabilisce la distruzione dei prodotti sotto embargo in entrata nello Stato. Secondo Koziy “questa nuova misura è stata annunciata come un tentativo di prevenire l’ingresso di tali prodotti attraverso falsi documenti ed è entrata in vigore a partire dallo scorso 6 agosto. Ci si può aspettare che questa decisione comporti dei problemi e dei rischi per coloro che importano in Russia e che contribuisca ulteriormente all’incremento dei prezzi già alti”.

ZucchineSecondo quanto riportato da ItalFruit, l’embargo ha riguardato circa il 30% dell’ortofrutta importati dalla Russia, causando dal momento dell’introduzione fino a maggio 2015 un calo dell’import pari al 28% per la frutta ed al 40% per gli ortaggi. Non tutto è ora quello che luccica in Russia: “L’effetto congiunto del calo del reddito dei consumatori e dell’aumento dei prezzi ha fatto sì che l’ortofrutta di fascia medio-alta sia risultata la più penalizzata. Allo stesso tempo è difficile per gli operatori di mercato rimpiazzare i prodotti di alta qualità che di solito provenivano da Paesi europei come l’Italia. I prodotti ortofrutticoli italiani tendevano a risiedere in una fascia media del mercato russo, dato che offrivano una qualità piuttosto buona, varietà ed avevano un prezzo più contenuto rispetto agli altri Paesi”, ha spiegato Koziy.

Fino all’embrago l’Italia incideva circa tra il 2 e il 2,5% sull’import russo di frutta e intorno allo 0,5% per gli ortaggi. La General Director di “FruitNews” Information Agency ha evidenziato inoltre che nel caso in cui venisse rimosso l’embargo “sarebbe complicato per i fornitori italiani riuscire a ristabilire queste quote nel mercato russo, a causa del tasso di cambio rublo-euro ed al reddito dei consumatori, fattori che hanno spostato la domanda verso prodotti con un prezzo più basso. Ritengo che sarebbe più facile per l’Italia rientrare nel mercato russo con prodotti a prezzo inferiore e che abbiano meno competizione con i Paesi non europei”. Secondo Koziy “il prodotto più adatto sarebbe il kiwi, che può vantare costi di produzione relativamente inferiori ed una competizione circoscritta solo a Grecia ed Iran, mentre le pesche e nettarine italiane probabilmente soffrirebbero la competizione di Paesi come Turchia, Marocco, Moldavia e Serbia.

Mercato ortofrutticoloIrina Koziy ha concluso il suo intervento auspicando in futuro “le tensioni politiche si affievoliscano e che l’embargo venga definitivamente rimosso. Tuttavia, gli operatori coinvolti nel mercato russo, come importatori, distributori, grossisti e produttori locali, devono adattarsi alle nuove condizioni di mercato, sviluppando una produzione locale e predisponendo alla commercializzazione i prodotti provenienti da altri Paesi anche con nuove tecnologie. Per questo, nuove opportunità in ambiti come produzione, conservazione, selezione e packaging si apriranno per fornitori di tecnologie provenienti da altri Paesi, inclusa l’Italia”.

A fianco della questione russa intanto si è presentato il crollo e le successive turbolenze dei listini in borsa a Shanghai, Hong Kong e Shenzen, provocate dal rallentamento della crescita dell’economia cinese. Una situazione che preoccupa anche i nostri produttori, che temono di perdere un importante partner commerciale dopo la Russia. Sono in corso di valutazione le ripercussioni sulla capacità d’acquisto di manifatture e agroalimentare Made in Italy da parte della classe media. Secondo i primi studi delle organizzazioni di categoria le aziende che si troveranno maggiormente in difficoltà saranno quelle del comparto agroalimentare e della meccanica.

Author: Staff

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